Le Friseddhe de orzu
e de granu
Friselle d'orzo o
di grano
Ingredienti:
2 o 3 friseddhe (dipende dalla fame)
6 o 7 pimmidori - pomodori
Sale
Oju - Olio (q.b.)
Rienu - Origano
Preparazione:
Bagnare la frisella in acqua per non
più di 5 secondi (si no se face troppu moddhe), tagliare
i pomodori a pezzetti o spremerli sulla frisella e condire con
sale e olio… Per finire una spolverata di origano.
Curiosità e consigli:
Si mangia rigorosamente con le mani non sia mai vi venga in mente
di usare le posate. Esistono i cosiddetti piatti in ceramica “moddafriseddhe”.
La friseddha ha origini antichissime, che risalgono a oltre 3000
anni fa. Venivano utilizzate soprattutto dai marinai fin dai tempi
dei fenici che le inzuppavano nell’acqua di mare per poi
condirle con olio d’oliva. Una leggenda racconta che le
friseddhe siano state portate da Enea durante lo sbarco a Porto
Badisco e chissà non sia successo veramente considerando
che la frisa veniva caricata dai marinai sulle navi proprio perché
era facilmente conservabile.
Sulla terraferma invece costituivano il pasto tradizionale dei
contadini, quando si andava a raccogliere le olive sotto i nostri
paduli per esempio le frise si bagnavano nel vecchio canale (oggi
ormai secco ma un tempo ci passava l’acqua) tra nu cantu
e nu sturnellu.
Di storie sulla nascita della friseddha ce ne sono tante ma forse
la più credibile è che un fornaio disattento aveva
lasciato nel forno alcuni piccoli pani per un tempo più
lungo del necessario. E si biscottarono. Ma la cattiva riuscita
della cottura non era un buon motivo per buttar via quel cibo,
occorreva perciò trovare una soluzione. E la si trovò:
i piccoli pani abbrustoliti vennero aperti in due tagliandoli
lungo lo spessore e si mangiarono dopo essere stati ammorbiditi
in acqua. La distrazione del fornaio si rivelò subito una
scoperta di grande utilità: la “friseddha”,
infatti, proprio perché era pane biscottate, poteva conservarsi
più a lungo senza rischiare di ammuffirsi.