Lu Scapece
Lo Scapece
Ingredienti:
800 g. di pesce di varie qualità
(pupiddhi, opareddhe, o altro)
1 litro di olio da frittura
1 litro di aceto
1 kg di pane (si utilizza solo la mollica)
3 bustine di zafferano
Sale qb
Farina qb
Preparazione:
Infarinare il pesce e friggerlo nell’olio da frittura fino
a raggiungere una leggere doratura. Asciugare il pesce fritto
su un’apposita carta e salarlo. Lasciar raffreddare il tutto.
Ora bisogna utilizzare la mollica del pane (meglio se pagnotta),
metterla in un recipiente. Dopo aver sciolto lo zafferano nell’aceto
versarlo sulla mollica di pane fino a ricoprirla. Lasciare che
la mollica sia completamente imbevuta dall’aceto. A questo
punto serve un contenitore largo e alto (meglio se tinozze in
legno), deporre uno strato di mollica imbevuta nell’aceto
e uno strato di pesce e continuare alternando uno strato di mollica
e uno di pesce fino a terminare il tutto. Lasciare marinare per
24 ore e il piatto è pronto.
Il pesce non viene pulito prima di essere
fritto proprio perché è un tipo di pesce troppo
piccolo, non preoccupatevi per la lisca perché questa viene
ammorbidita dalla marinatura in aceto. Se si utilizzano più
pesci differenti, questi vengono separati secondo la specie. Servono
anche dei barilotti in legno (tinozze), tipici contenitori di
scapece, nel caso in cui non li abbiamo possiamo sistemare il
tutto in dei semplici piatti.
Si può anche evitare di far sciogliere lo zafferano nell’aceto
e cospargerlo invece tra uno strato e l’altro. Come anche
si può utilizzare il pane grattugiato (usando la crattacasa)
al posto della mollica.
La ricetta che vi proponiamo è la classica e la più
conosciuta è ovvio però che i veri segreti per un
ottimo risultato sono propri degli “scapescari”, loro
che si di scapece se ne intendono.
Curiosità e consigli:
Il termine deriva dallo spagnolo “escabeque” che vuol
dire “pesciolini in aceto” ma in realtà è
una preparazione di tradizione araba. Tipico soprattutto nell’Italia
meridionale il termine oggi indica una conserva fatta in modo
differente da zona a zona, con verdure o senza, ma con l’ingrediente
principale e fondamentale comune che è il PESCE AZZURRO.
Lo scapece sembra fosse molto gradito all’imperatore Federico
II infatti bandiva le sue tavole di colore giallo proprio perché
amava il colore dello zafferano, secondo ingrediente dello scapece
che dava al piatto un colore caratteristico.
È una delle specialità gastronomiche salentine e
lo si può ritrovare soprattutto nelle feste patronali organizzate
dai diversi comuni della provincia di Lecce.
A Gallipoli per esempio ha origini antiche, veniva utilizzato
nel periodo in cui la città si trovava costretta a subire
gli attacchi da parte delle potenze che arrivavano dall’oriente.
Per scongiurare la fame era necessario rifornirsi di cibo da conservare
per molto tempo e il pesce, abbondante nei mari intorno alla città,
si prestava a questo uso.
Ha un gusto particolare che può non piacere a tutti ma
è sicuramente il piatto ideale per chi ama il pesce. Viene
spesso accompagnato dai gambi di sedano, infatti spesso accanto
alle bancarelle di scapece ci sono proprio i venditori di sedano.
È un sapore particolare che diamo al nostro palato associando
il gusto dolce del sedano con il sapore deciso e forte dello scapece.